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Ibirayia e champagne
A chiunque non avesse ancora sentito parlare di microcredito bisogna spiegare cosa sia.
Per microcredito si intendono tutte quelle piccole anticipazioni che permettono ad una persona o ad un’associazione o ad un’impresa di iniziare un’attività. Il credito può essere in denaro o in fattori produttivi. Nel mio caso si tratta di patate.
Di fatti il Burundi, sempre agli ultimi posti di tutti gli indici di sviluppo umano, soffre di una serie di penurie alimentari dovute a svariati problemi di natura fitopatologia (la salute delle piante): la manioca è devastata dal virus del mosaico, e senza interventi di difesa rischia di scomparire totalmente, la batata è invasivamente sgranocchiata dall’insetto caterpillar batatis, i bananeti presentano chiazze leopardate di virosi e batteriosi varie, la colocasia, bene estremo di rifugio alimentare patisce di un marciume radicale e siccome la parte edibile è il tubero…
Di fronte a questa situazione apocalittica l’unico prodotto che possa soddisfare le necessità nutritive della numerosa popolazione è la patata. Nell’ultima stagione il mio progetto ha emesso 10 tonnellate di patate in titoli di credito e al momento della raccolta umusungu nella persona del recupero crediti passa con la sua camionetta per la resa.
Detto così sembra molto semplice, ma se proviamo a pesare le parole 10 tonnellate di patate sono 10000kg, e con 10000kg si possono raccontare un sacco di storie. Ad esempio la storia di mama Maria che ha seminato le sue patate in alta montagna, a due passi dalla foresta, ad un’ora di cammino tra scivolosi sentieri. La sua tenacia le ha dato ragione ed ha ottenuto un ottimo raccolto, ma pensate a trasportare 3 tonnellate sulla testa giù dalle montagne!
Anche umusungu ha trasportato sacchi di patate sulla testa, per ricambiare l’ospitalità dell’associazione delle vedove e orfanelle, che nonostante il raccolto non sia stato dei migliori, per ringraziare hanno organizzato un banchetto in mezzo al campo, con tanto di issongo, la birra di banane. Peccato che sugli sdrucciolevoli sentieri i corazzati scarponi di umusungu non facessero presa e più volte si è trovato col culo per terra con in braccio 40 kg di patate, mentre le vedove e orfanelle scalze se la ridevano di cuore.
Oppure la storia di Teophil, vero imprenditore, che soddisfatto del proprio raccolto, una volta venduto ha comprato una vacca che produrrà del concime cosicché la prossima stagione potrà aumentare il raccolto. Se va avanti così nel giro di 10 anni è presidente del consiglio italiano.
Una volta raccolte, trasportate, asciugate dall’umidità, coperte in piena notte dall’acquazzone improvviso, riasciugate ecc.. bisogna pensare a cosa farne di 10 tonnellate di patate.
Pensare di preparare 10 tonnellate di gnocchi non era una cattiva idea, ma serviva una tonnellata di farina , 2 tonnellate di pomodori per fare la salsa e 2 vacche per fare il ragu, ma non ho trovato una pentola adatta e forchette a sufficienza per fare la riga e l’idea è stata scartata. Quindi avevo pensato di utilizzare un valido contatto cuneese che lavora nel settore ortofrutticolo che mi ha offerto in cambio 10 tonnellate di kiwi, ma a causa delle differenze linguistiche tra il kirundi ed il cuneese non sono riuscito a firmare l’accordo. Una parte è stata venduta, trasformando il cortile di casa in un bazar della patata, e sparsasi la voce ad ogni ora qualcuno bussava al cancello per comprarne qualche chilo. Un’altra parte è servita a fare la cucina per la formazione degli stessi agricoltori che le hanno prodotte, La vendita all’ingrosso è stata difficile. La contrattazione con il centro giovani salesiano è stata dura, ma alla fine una tonnellata è andata a sfamare i bambini di strada. Un’altra parte è stata regalata alle sempre apprensive suore benedettine che gestiscono una maternità ed il lunedì preparano un grande minestrone per i bambini malnutriti. Quelle più piccole saranno riseminate in un’altra avvincente stagione di microcredito.
Nel frattempo i sempre lungimiranti burocrati del PAM (world food program) hanno ben pensato di fare arrivare 3 camion di aiuti umanitari, eccessi della nostra politica agraria comunitaria, nel bel mezzo della raccolta così i prezzi di tutti i cereali sono scesi ed i contadini che speravano di ricavare qualcosa dal proprio raccolto se lo sono visto dimezzato.
Dice un proverbio cinese: non è d’aiuto chi ti regala un pesce, ma chi ti insegna a pescarlo.
turasubira
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